Città metropolitana, oggetto misterioso senza ruolo

 

Nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé con notevole clamore lo studio degli Uffici della Città metropolitana relativo alla individuazione di siti idonei ad accogliere eventuali discariche, con il malcelato intento, poi smentito a livello politico, di trasferirvi i rifiuti della Capitale. A parte il fatto che lo studio si rivela un compendio di vecchie proposte bocciate a livello tecnico e politico, non si capisce come qualcuno abbia potuto riesumare fantasmi sepolti da tempo.

 

Questo episodio però mi permette di affrontare con i Venticinque Lettori di manzoniana memoria il ruolo, la funzione, i compiti e l’attività del nuovo soggetto giuridico succeduto alla Provincia: la città metropolitana.
Il rebus metropolitano è comparso all’orizzonte del nostro dibattito politico negli anni settanta sulla scia delle esperienze di Parigi e Londra, ma anche di altri grandi agglomerati urbani: conseguentemente la città metropolitana ha trovato la sua prima formulazione legislativa nel 1990 con la legge 142, che ha dato avvio alla riforma dell’ordinamento comunale e provinciale.

 

Sono trascorsi 27 anni, la definizione legislativa della città metropolitana ha cambiato dieci versioni diverse, ma ancora il disegno non è compiuto, perché manca tutta la legislazione regionale di attuazione, che deve definire ruoli, competenze, risorse, funzioni e organizzazione.
Invero la Giunta regionale il proprio lavoro l’ha fatto con la proposta di legge n. 317 del 2016, rimasta arenata in Consiglio perché la maggioranza non ha voluto forzare la mano per l’approvazione di fronte all’atteggiamento contrario della nuova Amministrazione capitolina, che vede nella norma un modo per imbrigliare i propri poteri. Ma questo attendismo non fa bene neanche a loro perché non permette al Comune di Roma e alla Città metropolitana di dispiegare con sufficiente chiarezza le loro competenze.

 

Sta di fatto che ad oggi la Città metropolitana c’è, ma non sa bene di cosa si deve occupare, né come deve dispiegare la sua attività. Per questo sarebbe auspicabile un cambio di atteggiamento per affrontare, con la giusta ponderazione, l’approvazione della proposta della Giunta regionale, che metterebbe un punto di chiarezza su tutta una serie di competenze e di funzioni.

 

L’episodio di cui abbiamo parlato mette però in evidenza anche un altro aspetto: non bastano le norme di legge per rendere funzionale un organismo. Occorre anche la capacità di riempire di contenuti politici la sua azione, di costruire intorno ad essi un consenso più vasto possibile, mettendo in campo un percorso di confronto e di dialogo con tutti gli attori di questa nostra variegata realtà territoriale. Se non si fa questo sforzo, se non si ha la pazienza di ascoltare e di fare proprie anche le buone ragioni degli altri, non si va da nessuna parte. Per questo occorre fare ogni sforzo per dare valore agli strumenti di decisione e di partecipazione previsti dalla legge: il Consiglio metropolitano e la Conferenza metropolitana.