
Sono trascorsi circa cinque mesi da quando la sindaca Raggi ha dichiarato che finalmente i campi rom sarebbero stati superati per riportare Roma in Europa. Il piano di smantellamento prevede che i primi campi, dover essere sgomberati, siano quelli della Monachina e della Barbuta.
Ma la realtà è un’altra. Il 12 ottobre scorso sono state aperte le buste del bando di gara per l’affidamento del progetto di inclusione sociale per le etnie rom, sinti e camminanti e, contrariamente alle aspettative, non è andata come ci si augurava.
I 698mila euro stanziati per la Monachina, costituito da 30 famiglie che sostano in un’area collocata sulla Via Aurelia, non possono essere assegnati in quanto la gara è andata deserta.
Diverse, invece, sono state le sorti del campo rom la Barbuta del quale se ne occuperà la Croce Rossa, l’unica che si è presentata, che potrà contare su un contributo pari a 1 milione e 570 mila euro da utilizzare per gestire la ricollocazione di 650 famiglie (100 nuclei familiari) entro il 2020.
Una buona notizia, quindi, per il Comune di Ciampino che, da luglio del 2012 per volontà “alemanniana”, è costretto a convivere con la vicinanza di questo insediamento che, nel corso degli anni, si è trasformato in un vero e proprio teatro dell’illegalità.
Una sorta di polveriera in crescente attività che mina, costantemente, la salute dei cittadini ciampinesi, e che negli anni, oltre ad ospitare soggetti di diverse etnie, si è rivelato anche rifugio per molti di coloro che sono stati allontanati dagli altri insediamenti.
COSA PREVEDE IL CAMPO ROM?
Il piano, approvato dalla giunta capitolina lo scorso maggio, prevede che l’ente che si è aggiudicato il bando, nel caso specifico la Croce Rossa, comunichi al Comune una sorta di graduatoria di singoli o interi nuclei familiari che versino in condizioni più fragili, per i quali il Campidoglio, per affrontare l’emergenza abitativa, erogherà un contributo di 800 euro per un massimo di due anni.
Per quanto riguarda, invece, l’inserimento lavorativo a favore sempre delle fasce considerate più deboli, il piano contempla la possibilità, una tantum, di un sostegno economico, non superiore ai 5mila euro, per l’avvio di attività imprenditoriali.
“IL PATTO DI RESPONSABILITA’ SOLIDALE”
Quello che verrà sottoscritto tra il Campidoglio e le famiglie rom è un vero è proprio “patto di responsabilità solidale”, della cui gestione e osservanza l’ente aggiudicatario dovrà occuparsi.
Ma l’associazione 21 Luglio ha commentato, duramente, l’esito del bando: <<La Croce Rossa Italiana è un’organizzazione che lavora in contesti emergenziali e la notizia che debba gestire il delicato processo dell’inclusione dei rom nell’insediamento La Barbuta appare un segnale preoccupante e fortemente contraddittorio che indica come, ancora una volta, potrebbe essere la sicurezza il modello sotteso alle azioni istituzionali>>.
IL PIANO RAGGI UN FLOP?
Insomma, se si considera che per la Monachina, all’orizzonte, non si prospetta alcuna imminente possibilità e che il Camping River, che doveva chiudere il 30 settembre, ad oggi è ancora occupato dalle famiglie che non sono riuscite, autonomamente, a trovare un nuovo alloggio e vivono senza servizi, il tanto decantato piano non sembra essere proprio perfetto.
E mentre in Campidoglio è ancora ferma la delibera popolare, firmata da 6.000 cittadini romani e presentata dal Comitato Accogliamoci, le spese di manutenzione, dei campi ancora aperti, lievitano in via esponenziale: <<Nel mese di giugno è stata pubblicata la gara pubblica per i lavori di manutenzione ordinaria nei villaggi rom per un importo totale di circa 600.000 euro – ricorda l’associazione per i diritti dei rom – mentre nei giorni scorsi è stato reso pubblico il bando per lo svuotamento delle vasche di accumulo dei “villaggi attrezzati” per un impegno di spesa massimo di 2 milioni e 800mila euro>>.



